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5 ottobre 2017

Santarcangelo di Romagna: gli amanti, i becchi e il vino


Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, c' ha nullo amato amar perdona

mi prese del costui piacer sì forte
che, come vedi,  ancor non m'abbandona.


No, non ho cambiato genere e perdonate questa preludio poetico dantesco un po' diverso dal solito ma è solo per introdurvi nell'argomento di questo post, anzi nella località di cui andrò a parlarvi. 

Diciamo che mi piaceva l'idea di poter sembrare un tantino colta ma anche di creare un po' di curiosità.

Sicuramente molti di voi hanno riconosciuto questi versi - anche se non avete studiato a scuola La Divina Commedia - perché sono i versi più famosi del V canto dell'Inferno di Dante Alighieri. 

Se tutto questo, però, non vi dice assolutamente nulla sono qui pronta a spiegarvelo.

Brevissima storia: nel girone dei lussuriosi Dante, accompagnato da Virgilio, incontra i due amanti Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, la quale racconta la loro storia e di come sono stati uccisi dal marito di lei, Gianciotto Malatesta, fratello di Paolo, dopo aver scoperto la loro tresca. 

Detta in breve, Francesca tradiva il marito con il cognato.
(Se posso dire la mia, lei non aveva tutti i torti e vi consiglio di leggervi tutta la storia per capire il perché).


Detto questo, alcuni studiosi ritengono che il fattaccio possa essere avvenuto a Santarcangelo di Romagna nella Rocca Malatestiana.


www.santarcangelodiromagna.it

Santarcangelo di Romagna si trova a circa 10 km da Rimini ed è uno dei bellissimi borghi della Val Marecchia, insieme a San Leo, Casteldelci, Sant'Agata Feltria, Verrucchio ed altri ancora, che ha ben conservato la sua natura storica medievale, anche se vanta origini ancora più antiche.


Il centro storico della città nacque intorno a quello che è ora il Castello Rocca Malatesta, a partire dall'anno mille circa. Da qui, furono costruite chiese, torri e case con il tipico materiale fatto di mattoncini, tegole e coppi marroni che lo rendono davvero adorabile e tutto da scoprire.


Stradine, viuzze piazzette e scalinate caratterizzano il centro storico vivacizzato da tante piccole botteghe artigiane, boutique, ristoranti e bar.

Sotto la cinta muraria malatestiana si conserva ancora lo Sferisterio, luogo dove si svolgeva l'antico gioco del  pallone col bracciale.






Arrivando a Santarcangelo, la prima cosa da fare è fermarsi in centro al Caffè Commercio in via Don Minzoni.


Ho scoperto delle bontà a base di caffè, le avrei volute assaggiate tutte e potete capire quanto la scelta sia stata abbastanza difficile.


Purtroppo ne dovevo scegliere solo una e, dopo una serie di considerazioni su quella che poteva sembrare la meno calorica, alla fine ho deciso per questa delizia super golosa servita su un piattino/ specchio, spennellato di caramello, su cui si rifletteva, tanto da sembrare ...anta.... anta!



La vista ne ha goduto, l'olfatto se ne è inebriato.

Quello che ha provato la mia gola ve lo lascio solo immaginare!!




Di Santarcangelo di Romagna voglio parlarvi di due tra le sue particolarità ed eventi che la rendono famosa: la Festa dei becchi e il vino Sangiovese.  



LA FESTA DEI BECCHI



Vi dico subito che becchi significa cornuti. 

Attenzione però! Questo non ha niente a che vedere con la storia di Paolo e Francesca, i becchi sono i caproni.



La Fiera dei Becchi si tiene ogni anno il giorno di San Martino, l'11 novembre.

Ops! Anche da noi si dice che è la festa dei cornuti. 
Non ho mai saputo il perché e forse questa potrebbe essere una spiegazione.



Un tempo l'11 novembre era una data che stabiliva la fine e i rinnovi dei contratti tra proprietari dei terreni e mezzadri; avveniva la compravendita di bestiame, di attrezzi agricoli e scorte alimentari.

Per cui era considerato un momento di incontri ..... di ogni genere.



Oggi per ricordare questo evento - anche se il simbolo è possibile collegarlo alla tradizione gallica celtica -  ogni anno si appendono delle grandi corna sotto l' Arco Trionfale di Clemente XIV nella centralissima piazza dei Ganganelli.


La tradizione vuole che tali corna oscillino al passaggio di persone tradite. 

Credo che ci voglia una buona dose di coraggio, facendo attenzione a non passare sotto l'arco durante le giornate di vento.
Allora, mi raccomando, il mio consiglio è quello di provare a passare sotto l'arco prima da soli. 



Inoltre, durante la fiera si svolge anche la sagra nazionale dei cantastorieil palio della piadina. Consigliata la piadina calda farcita con salsiccia e cipolla.

Insomma, tra stand enogastronomici e bancarelle varie, è una fiera da non perdere nel periodo autunnale.


www.santarcangelodiromagna.it



IL VINO SANGIOVESE


Girando nel centro storico mi sono imbattuta in una targa appesa sotto un porticato con la scritta "Il Sangiovese è nato a Santarcangelo".


Il perché è presto detto.



Curiosando tra le storie e le leggende di questo borgo ho trovato questa antica leggenda molto simpatica che vi riporto.



Alcuni secoli fa, i frati francescani della città erano grandi produttori di vino rosso.

In occasione della visita di un ospite molto illustre, i frati organizzarono all'interno del convento un banchetto che era accompagnato dal loro vino rosso.
L'ospite rimase molto colpito dal vino dal sapore assai gradevole e ne chiese il nome.
I frati, che fino a quel momento non pensarono di dargli un nome, restarono senza parole.

All'improvviso, uno di loro si alzò e disse "Sanguis Jovis", ossia Sangue di Giove pensando al colore rosso del vino e al colle Giove su cui sorge Santarcangelo.
Con il passare del tempo le due parole si fusero e diventò  appunto Sangiovese.



In realtà, l'origine e la provenienza del Sangiovese è molto difficile da identificare perché si produce tra la Toscana e la Romagna. 



Oggi, quello che è chiamato Sangiovese di Romagna, è un vino DOC la cui produzione è consentita tra le province di Forli-Cesena, Ravenna, Rimini e in sette comuni della provincia di Bologna.



Mi viene in mente una celebre canzone dei Casadei in cui si cantava: Evviva la Romagna, Evviva il Sangiovese!





www.santarcangelodiromagna.it
Ho un unico rammarico: questa volta non sono riuscita ad assaggiare il Sangiovese di Romagna e quindi devo in qualche modo rimediare, "sarò costretta" a ritornarci. 



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4 commenti:

  1. L'Emilia Romagna l'adoro!! Ecco un altro posto da segnare, pensando che se faccio base a Rimini o a Ravenna, posso visitare un sacco di cose in questa zona, tra cui anche Santarcangelo! ;)

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    1. Io invece la sto scoprendo ora e non mi aspettavo di trovare questi bei posti. :)

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  2. Ciao Maria, che ricordi hai risvegliato in me! Ho fatto l'università a Rimini e andavo spesso a Santarcangelo. Per me la Festa dei Becchi voleva dire andare in piazza a mangiare la piada con salsiccia e cipolla (cotta rigorosamente nel grasso della salsiccia!)

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    1. Spero che siano i bei ricordi ad essersi risvegliati.

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