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11 marzo 2020

Pensieri ai tempi del coronavirus, una giornata difficile




Mercoledì 11 marzo 2020. Tanti pensieri passano per la testa. Oddio, li devo scacciare perché ai tempi del coronavirus gli assembramenti non sono consentiti. 

Sono in casa, per forze di causa maggiore, come tutti e aggiungo come sempre. Perché a me piace d’inverno stare sul divano con la copertina a leggere un libro, a scrivere davanti al computer un post come questo, a scrollare la bacheca di facebook e instagram, a sorseggiare una tisana. 

Ora, però, è diverso. Questa volta non l’ho deciso io di stare a casa ma il Governo per via di quel virus tossico venuto dall'Oriente. Detto così può sembrare una favola esotica da mille e una notte ma non lo è affatto, anzi. 


Sono le 19.00. Mi affaccio alla finestra: il bar che è aperto anche di notte, la focacceria e la kebabberia egiziana sotto casa hanno già chiuso, come è stabilito per legge. Nei negozi aperti non vedo nessuno anche se c'è tanta gente che gira ancora per strada. Eppure non bisogna uscire di casa se non per necessità. 

La stupidità delle persone non l’ho ancora capita, dovevo iscrivermi a Psicologia invece di Scienze Ambientali. Ho preferito capire la Terra e non l’essere umano. 

Da due giorni l’Italia è zona rossa e non ci possiamo spostare dalla nostra città se non per un motivo valido. Siamo tutti in quarantena fino al 3 aprile: sospese le lezioni a scuole e università, niente matrimoni e funerali (i morti devono aspettare), teatri e musei chiusi, annullati gli eventi e le partite di calcio (per fortuna). 

Niente baci e abbracci, teniamoci a debita distanza – minimo un metro – e laviamoci le mani bene e spesso, anche se non possiamo stringercele e dobbiamo stare attenti a non toccare occhi, naso e bocca. Ecco, devo ammettere che è facile a dirsi ma è difficilissimo controllarsi. Proprio oggi il caso ha voluto che incontrassi una persona che non vedevo da vent'anni e d'istinto ci siamo abbracciati e baciati. 

Siamo troppo affettuosi ed espansivi noi italiani, e non me ne vogliate, più al sud che al nord. Qualcuno dice che io lo sono pure troppo! 



Colpi di tosse e starnuti preferibilmente nella piega del gomito e non far partire direttamente la nuvola con le centomila particelle di germi che viaggiano a più di cento chilometri all'ora verso i malcapitati che sfortunatamente si dovessero trovare a due metri di distanza. 
Insomma, è una situazione così assurda e grottesca che sembra irreale. 

Nella mia vita di quasi sessantenne (non li ho ancora finiti quindi sono cinquantanovenne, sembra niente ma fa, fa tanto!) non ho mai visto e vissuto nulla del genere, nonostante io sia passata da quel periodo tristissimo degli anni di piombo

Mi ricordo che 

So che quello che sto per scrivere non è un paragone accettabile ma la mia mente ha fatto un collegamento immediato con un altro evento simile. E’ tornata indietro di moltissimi anni fino ad arrivare nel lontano 1973/1974. 

Domande per gli anzianotti - ma non troppo - e per gli amanti della storia:vi ricordate cosa successe? 

Il governo italiano nel 1973 emanò alcune disposizioni drastiche che rivoluzionarono le abitudini degli italiani. I cinema chiudevano alle 22.00, i locali di pubblico spettacolo alle 23.00, mentre i bar e ristoranti a mezzanotte. Bisognava tenere spente le insegne e scritte pubblicitarie, addirittura furono bandite quelle di grandi dimensioni che si trovavano solo nelle grandi città, ovviamente. 

L’illuminazione pubblica era ridotta del quaranta percento. Più di tutto, non potrò mai dimenticare che quell'anno ci obbligarono a non prendere le autovetture la domenica e nei giorni festivi. Si poteva circolare solo con la bicicletta o con i mezzi pubblici. Oggi direi un paradiso. 

Ero adolescente, avevo un fidanzatino di quindici anni che si faceva dieci chilometri con la bici per venirmi a trovare. Ma mica ci incontravamo o saliva a casa. Lui gironzolava in strada con la bici, ci scambiavamo uno sguardo, un sorriso e qualche frase dal balcone, dal quarto piano. Eh, altri tempi!

Perché furono adottate queste misure di austerità? 

Viene da pensare subito all'inquinamento alle conseguenze sul clima. Vi fu, è vero, un primo risveglio delle coscienze ecologiche ma il problema era politico-economico. 
Ci fu una crisi mondiale del petrolio a causa della guerra arabo-israeliana che comportò la chiusura del canale di Suez, per cui le petroliere dovevano circumnavigare l'Africa con costi maggiori di trasporto. I paesi mediorientali produttori di petrolio aumentarono le royalty e vietarono l’esportazione verso i Paesi alleati di Israele, l’Europa e gli Stati Uniti. I prezzi del barile arrivarono alle stelle ed erano insostenibili. 

Non so se farmi una risata o se devo piangere pensando ai prezzi attuali del carburante. Secondo me non siamo mai usciti da quella crisi. Come ho scritto già, non voglio paragonare la situazione attuale a quella dell'austerity, l'ho ricordato per le analoghe decisioni obbligatorie che ricadevano su tutto il territorio italiano. 


Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Sono le 22.00. I pensieri sono ancora lì, a un metro di distanza uno dall'altro, guardandosi sbigottiti. Il cuore batte a mille. Ho appena ascoltato il discorso che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto agli italiani. 

Da domani si cambia ancora. Chiudono tutti i negozi commerciali tranne quelli indispensabili, come supermercati e farmacie. Non bisogna uscire. È necessario rimanere in casa. 
Intanto a Massafra si scopre il primo caso positivo di coronavirus. È stata una giornata difficile.

In copertina

4 commenti:

  1. È un periodo surreale, è vero. Io, già di mio, a parte per il lavoro e qualche cena fuori con amici non è che uscissi tanto, ma mi son resa conto che quelle poche ore d'aria mi mancano. Però si sta a casa e si aspetta. Qui a Cagliari ci sono una ventina di casi e speriamo non aumentino, la città è sempre più vuota quindi la maggior parte degli abitanti segue le direttive. Teniamoci compagnia, anche noi bloggers, a distanza, stiamo i vicine e magari beviamo una birra insieme su Skype, che dite?

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    1. Si dai è una bella idea! Cerchiamo di riunirci anch eper un caffè 😁

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  2. Stiamo vivendo qualcosa di veramente assurdo. Mi rendo conto che la mia mente non è ancora capace di afferrarlo. Spero che attraverseremo tutti questi momento nel migliore dei modi e che passerà, al massimo, entro i tempi stabiliti. Una carezza sul cuore cara Maria. :*

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  3. Grazie Sara le tue parole sono sempre una piuma.

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