2008253882785638

4 luglio 2019

Craco, il paese disabitato tra i calanchi della Lucania



Craco non è un paese che trovi a ridosso delle strade principali. No, a Craco devi andarci di proposito inoltrandosi nella Basilicata più interna. 
Non è un paese che vedi a distanza mentre percorri la Basentana, la statale 407, e nemmeno quando per arrivarci da Pisticci Scalo prendi la deviazione per imboccare la strada provinciale 103.

Craco: il paese disabitato tra i calanchi della Lucania

Può sembrare paradossale ma la vera popolarità di Craco è cominciata nel 1963 quando a causa di una frana di vasta portata il paese è stato completamente evacuato.

Comincia da qui la storia recente di un paese che, invece, aveva assunto un'importanza strategica, già in epoca normanna, per la sua posizione geografica di passaggio forzato attraverso i fiumi Cavone e Agri, un tempo navigabili.

Avevo pensato di abbinare la mia visita a Craco a quella dei calanchi, una formazione geomorfologica di roccia argillosa, quasi priva di copertura vegetale, che mi ha sempre affascinato.

I calanchi sono solchi che creano un paesaggio suggestivo dal colore biancastro/grigio quasi lunare che, nel tempo, si è sviluppato nella zona lucana.

Li vedo tutt'intorno mentre cerchiamo di raggiungere in auto il paese fantasma
Il caldo di una giornata estiva esalta l'atmosfera surreale che si comincia già a percepire sulla stretta strada tortuosa e in salita, delimitata da una vegetazione che a prima vista sembra arsa.

Il cardo mariano sulla strada che porta a Craco il paese fantsma
In primo piano la pianta del cardo mariano che si trova lungo la strada per raggiungere Craco

Craco: i colori e i suoni del paese fantasma

Il colore predominante di questo paesaggio è il giallo/marrone bruciato delle sterpaglie alternato a macchie verdi di terreni coltivati e alberi di fichi e ulivi.
Tra una curva e l'altra spiccano il giallo vivace dei grandi cespugli di ginestre e il viola delle piante di cardo mariano.

Sono così tante che, lì per lì, mi viene da pensare che Craco, oltre ad essere il paese fantasma, è anche il paese del cardo mariano.

Salendo, il panorama diventa spettacolare:mi sembra di vedere tanti cuscini messi uno di fianco all'altro che si perdono a vista d'occhio fino all'orizzonte.

Il paesaggio intorno a Craco
Il panorama morbido tutto intorno a Craco 
Ed eccola Craco, che spunta all'improvviso dopo l'ennesima curva.

Sono a quaranta chilometri dal mare, forse dalla torre di avvistamento che svetta su tutto è possibile vederlo, e ad un'altezza di trecentonovanta metri sul livello del mare.

Nonostante faccia molto caldo, ci sono alcuni turisti che come noi hanno scelto quell'ora estiva impossibile per una visita senza potersi riparare dal sole. 

Oltrepassato il cancello e l'arco, si costeggia un muro perimetrale che circonda i resti silenziosi e privi di vita quotidiana.

Craco, il paese fantasma, appare dopo una delle tante curve aggrappata al colle.
Craco è tutta recintata e non è possibile entrare senza casco di protezione e una guida che ogni giorno, per circa un'ora, conduce i visitatori nel percorso più sicuro tra palazzi nobiliari, la vecchia piazza, la Torre Normanna e la Chiesa Madre.

Pochi rumori se non il solito frinire assordante delle cicale, che al sud indicano che siamo in estate inoltrata, e lo stridio di quegli uccelli neri che occupano le case vuote e che sorvolano il paese tanto da dargli un'aria sinistra.

Lo aveva capito Mel Gibson che nel film La Passione di Cristo scelse questo luogo per l'impiccagione di Giuda. 
Craco però non è nuova a queste esperienze cinematografiche perché è stato un set per molti film come Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, La Lupa e di pubblicità come la Pepsi Cola destinato al mercato giapponese.

Questo mi fa capire che Craco è sì un paese disabitato ma non abbandonato.

Gli uccelli che volano sopra il paese gli danno un'aria sinistra
Craco e le mie impressioni 

Non so dire bene quali siano le mie sensazioni.
Se provo angoscia per chi ha dovuto lasciare la propria casa, i propri averi, i propri ricordi, le proprie storie per trasferirsi, senza fare più ritorno, giù a valle nella nuova Craco Peschiera. 

Se dispiacere per le ferite subite da una intera comunità e da un paese a causa della natura di un terreno che fino ad allora, per secoli, li ha tenuti saldi e che in seguito si è rivelato il loro peggior nemico, trascinando tutto in basso. 
Entrambe i pensieri mi turbano.


Una facciata delle case di Craco 

Non trovo parole per descrivere la scena che ho davanti. 
Guardo con attenzione quel paese deserto fatto di case e di antichi mattoni, di porte e finestre come tanti occhi aperti nel vuoto

Un paese che continua a resistere intorno al campanile della Chiesa Madre ed aggrappato con tutte le forze a quel fragile terreno. 

Consiglio a chi va a Matera di non perdere l'occasione di fare una visita a Craco che dista solamente cinquantasette chilometri. 

Non lo trovi interessante come posto? Sono curiosa di sapere se hai già visto una località come questa. 

4 commenti:

  1. Maria lo hai raccontato benissimo. Quanto fascino in questo borgo disabitato di cui non avevo mai sentito parlare. Un paese che resiste al terreno fragile su cui è posato. Quanta poesia?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Vittoria. Come tutta la Basilicata anche Craco non è molto conosciuta anche se devo dire che con Matera Capitale è salita alla ribalta.

      Elimina
  2. La prima volta che ho sentito parlare di Craco è stato qualche anno fa grazie ad un programma chiamato "Ghost Town" (trasmesso sul qualche canale rai che non ricordo). C'era una troupe che andava in giro per l'Italia alla ricerca delle città abbandonate e ne raccontava la storia. Sono rimasta affascinata sia dal programma ma anche di tutte queste Ghost Town sparse per l'Italia e le loro meravigliose storie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si me lo ricordo anche io. Sono posti che hanno fatto e che ancora fanno parte della bellezza dell'Italia.

      Elimina